Comune di Fisciano storia economia tradizioni universita’

Fisciano sorge a 300 metri S.M. a 10 Km. da Salerno (14 Km seguendo la S.S.). Ridente cittadina della Valle dell’ Irno, deve la sua popolarita’ all’ Universita’ degli Strudi di Salerno che ha strategicamente edificato in questo territorio la propria sede ed ampliata negli anni, moltiplicando sempre piu’ le facolta’ di studi. L’indotto economico dell’Universita’ e’ enorme ed ha portato un aumento esponenziale della popolazione dei paesi limitrofi per via dell’arrivo di studenti , soprattutto dal sud Italia. Questo ha portato all’insediamento di molte agenzie immobiliari ed al lievitare dei prezzi degli alloggi e case che ora vengono fittate a studenti. La sua collocazione geografica si lega al nodo Autostradale che collega il Nord al Sud e all’Est. Il Territorio del Comune la cui numerazione geografica e’ 206 e’ di 3.152 ettari, e’ situato in parte sul versante sud-occidentale del Pizzo S. Michele, in parte, sul rilievo del Monte Monna e, nella parte bassa, nella Valle alluvionale del Solofrana. Rocce calcaree dolomitiche costituiscono il substrato alluvionale (ghiaia e tufo grigio) e vulcanico (lapilli, pozzolane, pomici) che nei secoli hanno riempito il fondo valle. Importante risulta la circolazione idrica sotterranea. L’altitudine, tra colline, piccole valli, boschi, faggeti, uliveti e castagneti, e’ compresa tra i 140 e i 1.200 mt. s.m.. Un Comune quello di Fisciano prettamente agricolo pastorale.
Immerso nel verde di uliveti castagneti e nocelleti, Fisciano ha una popolazione residente di circa 12.000 abitanti, ma essendo sede della seconda Universita’ della Campania, accoglie un numero elevato di studenti provenienti anche da regioni limitrofe.
Fisciano ha legato in passato le proprie fortune anche alla lavorazione del rame, dove ricordiamo tra le piu’ antiche quella dei Celentano con sede a Penta (frazione).

fisciano dal satellite

Fisciano: un territorio abitato fin dal Paleolitico, lo troviamo in una posizione geografica molto favorevole collocandosi tra le province di Avellino, Salerno e di confluenza delle valli della Solofrana dell’alto Sarno e dell’Irno. Regala un entusiasmante panorama se osservato dall’alto in quanto si situa nel verde della valle dell’Irno ed e’ affiancato da grandissimi dirupi di calcare stratificato dei monti Picentini. Quanto alla storia di questo paese possiamo attenerci alla versione virgiliana, la quale sostiene che i primi abitanti furono i Sarrastri, diventati successivamente i fondatori di Sarno. Una seconda ipotesi invece, forse piu’ credibile consideri i primi insediati il popolo degli Osci. Risalenti sempre allo stesso periodo possiamo considerare gli Etruschi e le popolazioni autoctone del ceppo osco e satinnico-irpino, terza ipotesi basata sul ritrovamento di tombe risalenti al IV secolo a.C, nella zona di Mandrizzo-Pattano. Intrappolato nel verde e nei fiori e reso incantevole dai madornali dirupi di calcare stratificato dei monti Picentini, il nome Fisciano ha origini latine, derivante dal nome proprio Fisius con l’aggiunta del suffisso prediale –ano indicante una proprieta’ terriera appartenente al personaggio di Luigi Chiappinelli. Prova del fatto che i Romani siano stati i colonizzatori di questo territorio e’ data dai numerosi toponimi che troviamo in zone limitrofe come: Bolano, Pizzolano, Gaiano, Migliano ecc…Tra il VI e il V secolo, quindi, si presentava come un importante sbocco verso il mare, favorendo la costituzione di nuovi insediamenti da parte di Osci ed Etruschi, anche se i loro traffici erano contrastati dalla potenza navale di Cuma e della colonia greca di Poseidon (Paestum). Diverso e’ invece l’insediamento dei Romani che provenendo da Pompei mirano le valli dell’Irno e del Sarno e riescono nell’impresa intorno all’88 a.C.Il futuro delle terre fiscianesi e’ ormai scritto: vengono divise in centurie affidate alla cura delle famiglie romane che vi si trasferirono. L’invasione barbarica mise fine al dominio romano, infatti i Bizantini, pur avendo sconfitto i Goti nella battaglia sul Sarno dovettero cedere tutto ai Longobardi, il cui duca Arechi I nel 640, tento’, senza successo, di occupare Napoli; di conseguenza investì tutte le sue forze nella valle dell’Irno facendolo diventare fondamentale per la successiva occupazione longobarda di Salerno. I successori dei Longobardi furono i Normanni (nel 1066 circa), che con Turgisio, annetterono il territorio di Fisciano a quello di Sanseverino.Turgisio fu scomunicato perche’ si impadronì di territori in possesso della Chiesa. Successivamente restituì alcuni territori e sposto’ la sede della sua signoria nel vecchio Gastaldato longobardo di Rota, dove nacque la potente dinastia dei Sanseverino, caduta poi nel 1553. Tale periodo fu caratterizzato da un rilevante sviluppo agricolo, commerciale ed artigianale. La stagione piu’ propizia di Fisciano rimanda al 500 e vide il fiorire di ville patrizie e laboratori artigianali. Ci furono una serie di concessioni per quanto riguarda lo Stato di Sanseverino iniziate nel 1553 quando il principe di salerno morì e Carlo V concesse il suo Stato al capitano Ferrante Gonzaga , il quale nel 1583 lo vendette ai duchi Carafa di Nocera e nel 1596 finì nelle mani di Diana Caracciolo, marchesa di Monteforte. E nelle mani dei Caracciolo di Avellino lo Stato di Sanseverino resto’ fino all’eversione feudale, fino a quando quindi lo Stato fu diviso in quattro ( Galvanico, Penta, Acquamela e Mercato). Dunque, quelle che furono le sorti dello Stato dei Sanseverino, di conseguenza furono anche quelle di Fisciano, anche se si distacca da esso grazie al memorabile pittore di penta, Michele Ricciardi e a Giuseppe Celentano, autore di bellissime opere artistiche in rame. Fisciano divenne Comune autonomo soltanto nel 1810, durante il decennio francese (1806-1815).Molti cittadini furono di fondamentale importanza per il nuovo Comune, tra i quali ricordiamo Carlo Alberto Alemagna , filosofo e pedagogista (1864-1927), il pittore Michele Ricciardi, gia’ precedentemente citato (1672-1753), la cui formazione si deve alla scuola del Caravaggio, Rocco Galdieri (1878-1923), autore di famose canzoni napoletane e rivite teatrali, Carlo Nicodemi (1615-1694), vescovo di Marsiconuovo, Rubino Nicodemi, matematico (1850-1929), Pietro Sessa, patriota carbonaro (1788-1828), Raffaele Ianniello, generale (1888-1941); ed infine Giovanni Venditto, armiere, e ricordato soprattutto perche’ nel 1823 fabbrico’ una pistola automatica, attualmente conservata nel museo delle Armi a Milano.Tra i monumenti, invece, degni di essere menzionati abbiamo la Chiesa di S. Vincenzo Ferreri (1700), il Palazzo De Falco, la chiesa della congrega del SS. Rosario, le antiche botteghe dei ramai di Via Pendino ed infine il bellissimo monastero delle Carmelitane di S. Giuseppe (1600), caratterizzato da uno splendido pavimento di maiolica.

La stagione piu’ propizia di Fisciano rimanda al 500 e vide il fiorire di ville patrizie e laboratori artigianali. Ci furono una serie di concessioni per quanto riguarda lo Stato di Sanseverino iniziate nel 1553 quando il principe di salerno morì e Carlo V concesse il suo Stato al capitano Ferrante Gonzaga , il quale nel 1583 lo vendette ai duchi Carafa di Nocera e nel 1596 finì nelle mani di Diana Caracciolo, marchesa di Monteforte. E nelle mani dei Caracciolo di Avellino lo Stato di Sanseverino resto’ fino all’eversione feudale, fino a quando quindi lo Stato fu diviso in quattro ( Galvanico, Penta, Acquamela e Mercato). Dunque, quelle che furono le sorti dello Stato dei Sanseverino, di conseguenza furono anche quelle di Fisciano, anche se si distacca da esso grazie al memorabile pittore di penta, Michele Ricciardi e a Giuseppe Celentano, autore di bellissime opere artistiche in rame. Fisciano divenne Comune autonomo soltanto nel 1810, durante il decennio francese (1806-1815).Molti cittadini furono di fondamentale importanza per il nuovo Comune, tra i quali ricordiamo Carlo Alberto Alemagna , filosofo e pedagogista (1864-1927), il pittore Michele Ricciardi, gia’ precedentemente citato (1672-1753), la cui formazione si deve alla scuola del Caravaggio, Rocco Galdieri (1878-1923), autore di famose canzoni napoletane e rivite teatrali, Carlo Nicodemi (1615-1694), vescovo di Marsiconuovo, Rubino Nicodemi, matematico (1850-1929), Pietro Sessa, patriota carbonaro (1788-1828), Raffaele Ianniello, generale (1888-1941); ed infine Giovanni Venditto, armiere, e ricordato soprattutto perche’ nel 1823 fabbrico’ una pistola automatica, attualmente conservata nel museo delle Armi a Milano.Tra i monumenti, invece, degni di essere menzionati abbiamo la Chiesa di S. Vincenzo Ferreri (1700), il Palazzo De Falco, la chiesa della congrega del SS. Rosario, le antiche botteghe dei ramai di Via Pendino ed infine il bellissimo monastero delle Carmelitane di S. Giuseppe (1600), caratterizzato da uno splendido pavimento di maiolica.





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